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venerdì 11 novembre 2016

HUGO PRATT & CORTO MALTESE



Al Cappello Rosso è particolarmente orgoglioso di poter contribuire questa mostra. Hugo Pratt, girovago e giramondo, richiama perfettamente l'idea che l'albergo ha del viaggio. 


LA MOSTRA:

Oltre 400 opere di Hugo Pratt tra disegni, acquerelli, chine, riviste e le 164 tavole originali di Una ballata del mare salato, un classico della letteratura disegnata in cui appare per la prima volta Corto Maltese. 

Tutto questo nella mostra Hugo Pratt e Corto Maltese - 50 anni di viaggi nel mito che a partire dal 4 novembre fino al 19 marzo 2017 a Palazzo Pepoli - Museo della Storia di Bologna celebra Hugo Pratt e i 50 anni del suo alter ego Corto Maltese: vero e proprio mito letterario del Novecento, l'antieroe che il fumettista fa nascere a La Valletta nel 1887, da un marinaio inglese e da una zingara andalusa, alto un metro e ottantatré, con occhi color del miele e l'inconfondibile anella all’orecchio sinistro. In poche parole, il marinaio romantico e gentiluomoche ha fatto sognare generazioni di lettori. 

Hugo Pratt, conoscitore di uomini e popoli, giramondo, attore, chitarrista, ma soprattutto disegnatore

di una letteratura dell’immaginario senza confini, ci ha regalato alcune delle più belle pagine di intrecci tra finzione e storia del ‘900 in una visione da romantico avventuriero mai scontata. Nato su una spiaggia di Rimini nel 1927,  Pratt ha saputo coniugare e restituire al lettore-sognatore l’importanza del mare, il gioco degli specchi, il tema dell’immaginario e della realtà, le atmosfere tipiche della letteratura picaresca, le donne pericolose, l’arte astratta e il realismo fotografico.

Percorrendo le sale espositive del Museo della Storia ci si imbatte anche in altri personaggi nati

dalla mano e dalla fantasia di Pratt:  Anna della Giungla (1959), Ernie Pike del 1961, La giustizia di Wathee del Sg.t Kirk del 1955, e ancora le incredibili tavole e acquerelli degli Scorpioni del Deserto che conducono il visitatore-viaggiatore nell’Etiopia del 1941-1942 dove a personaggi dell’immaginario si sovrappongono rimandi a personaggi storici. 

Infine si segnala il ricchissimo programma di percorsi didattici dedicati a scuole, gruppi, singoli e famiglie con visite guidate e laboratori dedicati alle scuole, per un viaggio alla scoperta della magia che Pratt ha saputo creare.
Hugo Pratt e Corto Maltese è una mostra  co-prodotta e organizzata da  CMS.Cultura  e Genus Bononiae. Musei nella Città con il sostegno di  Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna  In collaborazione con Cong SA Hugo Pratt Art Properties . La curatela è di Patrizia Zanotti e la collaborazione di Cong – Hugo Pratt Art Properties.

IL VIAGGIO:
Viaggio come ponte tra realtà e immaginazione che conduce ad un mondo magico e bellissimo, pretesto per il divertimento che necessita dello spaesamento per realizzarsi pienamente, e le storie di Corto Maltese sono lo specchio di tutto ciò, anzi sono molto di più, sono un intreccio di visioni e atmosfere, sono un accesso preferenziale per cogliere il senso del viaggio, un esplicito invito a cercarne i tesori del viaggio... la strada necessaria a trovarli è fatta d’avventura e di sogno, seguire una mappa e andare in giro a cercare una suggestione. 
Questa dimensione del viaggio, di suggestioni ed esperienze, è ciò che Al Cappello Rosso cerca di offrire ad ognuno dei nostri ospiti, indipendentemente dalle ragioni che qui lo hanno portato.La nostra lunga storia ci ha insegnato che un albergo è qualcosa di più di un letto comodo e crediamo che ogni viaggio non possa prescindere dalla conoscenza, l'esperienza di vita e il racconto. Un viaggio è un racconto e viaggiare non è altro che la possibilità di leggerlo.
La filosofia di Al Cappello Rosso? Ambire alla modernità nel rispetto di una tradizione d’ospitalità lunga più di 600 anni, aspirare all’internazionalità esaltando l’unicità locale.
Al Cappello Rosso è un albergo in continua evoluzione, specchio fedele della storia di Bologna, perfettamente connesso al tessuto cittadino, i segni di questa affinità sono tangibili. Segni che restano impressi sulle pareti delle stanze. Segni che diventano storie: memoria della città e racconti per gli ospiti. Così nascono le nostre camere, in collaborazione con le principali emergenze culturali cittadine: BilBolBul - Festival Internazionale del Fumetto, Biografilm Festival - International Celebration of Life, Fondazione Teatro Comunale di Bologna, Cheap - Street Poster Art Festival, Cinema Ritrovato Festival e Fondazione Cineteca di Bologna.
Ogni anno, nuovi allestimenti e residenze d'artista arricchiscono la collezione delle nostre camere, senza distinzioni o gerarchie, poiché  qui l’opera lirica convive con l’arte da strada, il fumetto con il film muto, le storie di vita vissuta con l'invenzione e la fiction. 
Obiettivo di queste camere è aggiungere qualcosa in più alla visione di Bologna che i nostri ospiti si aspettano, al di là dei monumenti e dei musei, perché la vita di un albergo risiede nella sua capacità di raccontare il tessuto sociale e culturale in cui è radicato.
Maggiori informazioni e aggiornamenti su  www.mostrapratt.it

venerdì 28 ottobre 2016

BOLOGNA DOPO MORANDI


Giorgio Morandi è stato senza dubbio il dominatore assoluto dell’arte a Bologna nella prima metà del Novecento.

Ma così non si può dire per gli anni successivi, anche se per un ventennio egli ha continuato a lavorare ad alto livello. Via via la “Felsina pittrice” ha fatto i conti con un quadro nazionale e internazionale che andava mutando. La presente mostra cerca di fissare in “stazioni” le fasi principali di questa partecipazione dei nostri artisti alle tendenze esterne, ma nello stesso tempo si propone di individuare caratteri e stili dei singoli autori (tutti nati o attivi nel nostro territorio), segnalando anche la diversa loro importanza attraverso il numero di opere esposte. Queste “stazioni”, riportate anche alle diverse stanze del percorso espositivo, sono in numero di dodici, e i relativi cartelli didattici ne mettono a fuoco di volta in volta i protagonisti e i caratteri salienti. Questo itinerario si apre quando nell’immediato dopoguerra giungono i fermenti del postcubismo, recepiti soprattutto da Sergio Romiti. Ma è in agguato l’esplosione dell’Informale, di cui si rende interprete il maggiore nostro critico di quei tempi, Francesco Arcangeli, che punta sulle sue tre famose “M”, Mandelli, Moreni, Morlotti, al cui seguito pone un quartetto di talenti innovatori di lunga carriera: Vasco Bendini, Giuseppe Ferrari, Bruno Pulga, Sergio Vacchi.

Ma verso la fine degli anni ’50 l’Informale se ne va, si presentano “possibilità di relazione”, attestate 
da Pirro Cuniberti, Mario Nanni, Concetto Pozzati. Queste “relazioni” si vanno sempre più precisando, tanto da chiedere aiuto a forme “popolari”, come suggerito dal fenomeno generale della Pop Art, di cui Pozzati è il nostro migliore interprete. Ma accanto alle possibilità “popolari”, Bendini si sintonizza con le soluzioni più ardite del New-Dada, andando a lavorare al Palazzo Bentivoglio e dando il via ai due nostri artisti di più largo successo internazionale, Pierpaolo Calzolari, attraverso cui anche Bologna può prendere parte all’Arte povera, e Luigi Ontani, che procura il ribaltamento, dal povero al ricco, seguito da altri esponenti della formazione dei Nuovi-nuovi, il cui rilancio di una figurazione gioiosa e stilizzata entra in sintonia con un notevole episodio nostrano, il fumetto di Andrea Pazienza e compagni.


Accanto a chi entra in fenomeni di gruppo, la mostra dà conto anche di presenze solitarie, come Nino Migliori, che sa spremere ogni possibilità dal ricorso alla foto. Infine, la mostra conclude con gli esponenti della Nuova Officina Bolognese, un drappello di baldi operatori, che invadono le pareti e anche i pavimenti con ardite installazioni, facendo anche registrare l’avvenuta supremazia, almeno numerica, delle donne artista sui loro colleghi. Una appendice di questa “stazione”avanzata può essere ammirata nella sala video con una selezione di quanto di meglio i nostri artisti hanno prodotto negli anni con questo mezzo avanzato.




Informations:



palazzofava@genusbononiae.it / +39 051 19936305


venerdì 8 luglio 2016


M+M. 7 GIORNI 


Sala video Collezione Permanente MAMbo

Il MAMbo presenta nei propri spazi espositivi l'opera video 7 giorni del duo artistico tedesco M+M (Marc Weis e Martin de Mattia).


L'esposizione, curata da Laura Carlini Fanfogna e Gino Gianuizzi, è visibile fino al 31 luglio.
L'installazione è costituita da sette episodi, uno per ogni giorno della settimana, che si ispirano a scene di celebri film girati tra gli anni '60 e gli anni '80: Shining, 1980, di Stanley Kubrick per Lunedì; Le Mari de la coiffeuse (Il marito della parucchiera), 1990, di Patrice Leconte per Martedì; Un homme et une femme (Un uomo, una donna), 1966, di Claude Lelouch per Mercoledì; Francesco, 1988, di Liliana Cavani per Giovedì; Tenebre, 1982, di Dario Argento per Venerdì; Saturday Night Fever (La febbre del sabato sera), 1977, di John Badham per Sabato; Le mépris (Il disprezzo), 1963, di Jean-Luc Godard per Domenica.

Il progetto si è sviluppato tra il 2009 e il 2015 ed è stato concepito fin dall'inizio per avere una gestazione prolungata, con un unico protagonista, l'attore austriaco Christoph Luser, che vediamo nella sua evoluzione dai 28 ai 34 anni, il quale nell'ambito dei sette giorni consecutivi si confronta con alcune situazioni ambigue e dai toni emotivi contrastanti nella loro apparente quotidianità.

La doppia narrazione simultanea di ogni giornata/scena, alternata alla successiva con una proiezione su quattro canali, crea un effetto enigmatico e inatteso in virtù della presentazione antinomica. Si assiste a due versioni dello stesso dialogo o degli stessi gesti, agiti da coppie-tipo: adulto/bambino, uomo/donna, padre/figlia, marito/moglie, giovane/vecchia, padre/madre, omosessuale/eterosessuale che generano incertezza e inducono a riflettere sull'ambiguità e instabilità delle relazioni interpersonali e sul significato diverso che parole e azioni assumono a seconda del contesto.
Lo spettatore è coinvolto con un effetto includente e immersivo.



giovedì 30 giugno 2016


THE ROLLING STONES - It's only rock and Roll (but I like it)


Mostra in via santa margherita, 10 Bologna


ONO Arte Contemporanea presenta THE ROLLING STONES. It’s only Rock and Roll (but I like it), una mostra fotografica di Michael Putland e Terry O’Neill che ripercorre la carriera dei Rolling Stones, a partire dagli esordi negli anni Sessanta, per arrivare alla consacrazione al grande pubblico nel corso del decennio successivo. 


«Everywhere you looked in London, something was happening». Terry O’Neill, fotografo nato nell’East End di Londra, descrive così l’ambiente in cui si trova immerso nel pieno della Swinging London. Batterista jazz, il suo sogno era stato da sempre quello di poter volare negli States per suonare nelle band più famose ma, per inseguire quel sogno americano, O’Neill è costretto a trovarsi un lavoro che gli consenta di mantenersi. Inizia così la sua carriera come fotografo, un po’ per caso, all’interno della British Airways prima, e come fotoreporter dopo. 

Il suo approccio alla macchina fotografica, non tarda a collimare con la sua passione per la musica: è infatti sua, la prima immagine apparsa su di un quotidiano inglese che ritrae i Beatles nello studio di Abbey Road. Ma a Londra in quegli anni, oltre al quartetto di Liverpool, un’altra band stava cominciando a far parlare di sé, i Rolling Stones. Negli anni Sessanta, il loro look - ancora “da bravi ragazzi” - non si discosta poi molto da quello dei 4 di Liverpool. Terry O’Neill li immortala per le strade di Londra, regalandoci alcune delle immagini più famose del gruppo in quella che possiamo definire come la formazione originale e più amata, con Mick Jagger, Keith Richards, Charlie Watts, Bill Wyman e l’oramai leggendario Brian Jones. 


Se da un punto di vista estetico dunque, gli Stones appaiono nelle foto di O’Neill, ancora alla ricerca di uno stile identificativo, dal punto di vista musicale, già da questo primo periodo emerge quella caratteristica che sarà la vera e grande differenza tra loro e i Fab Four: il loro approccio appare infatti fin da subito diverso, già graffiante e intriso di rimandi alla tradizione americana. Questa differenza comincerà a essere sempre più lampante anche nel look, che nel corso degli anni Settanta si fa più sicuro e trasgressivo, dimostrando tutta la sicurezza propria delle rock star e uno stile adatto al loro nuovo status. E così, come delle vere e proprie rock star appaiono agli occhi e all’obiettivo di Michael Putland, che essendo il loro fotografo ufficiale all’inizio degli anni Settanta, riesce e riprenderli da un punto di vista privilegiato e a congelare quel cambiamento sulla pellicola. 

Michael Putland, oltre ad essere sul set di molti video tra cui il celebre IT’S ONLY RNR (BUT I LIKE IT), segue la band in tour, testimoniando una delle loro principali caratteristiche, ovvero la performance live. A differenza dei Beatles, che smisero di suonare dal vivo a metà degli anni 60, gli Stones hanno costruito il loro mito soprattutto nei live e soprattutto negli anni ‘70, diventando in poco tempo una macchina da spettacolo tuttora attiva e vitale. Il punto di vista privilegiato di Putland non è però solo sul palco ma anche nei backstage, in studio e durante i numerosi party abilmente raccontati in immagini che rappresentano un’era. 

Immagini che, assieme a quelle in mostra, si trovano nel nuovo titolo della collana che ONO cura per Lullabit, THE ROLLING STONES by PUTLAND nelle librerie da settembre ma presentato in anteprima durante la mostra in galleria. 


lunedì 27 giugno 2016


LUMIERE! L'INVENZIONE DEL CINEMATOGRAFO


Dal 25 giugno al 2 luglio, Spazio Sottopasso - Piazza Maggiore


La XXX edizione del festival Il Cinema Ritrovato, promosso dalla Cineteca di Bologna, è in programma dal 25 giugno al 2 luglio.

Il paradiso dei cinefili: 400 film in 8 giorni con i migliori restauri da tutto il mondo.

Evento della XXX edizione la mostra dedicata agli inventori del cinema: Auguste e Luois Lumière

Alle origini del cinema: arriva in prima nazionale a Bologna la mostra dedicata ai fratelli Lumière, evento speciale per festeggiare i 30 anni del festival Il Cinema Ritrovato, promosso dalla Cineteca di Bologna dal 25 giugno al 2 luglio.

Lumière! L'invenzione del cinematografo: questo titolo della mostra dedicata agli inventori del cinema. Auguste e Louis Lumière, che verrà inaugurata il 24 giugno (per rimanere poi aperta fino a gennaio 2017), alla presenza Thierry Fremaux, direttore dell' Institut Lumière di Lione, che ha creato l'esposizione. 
La mostra sarà allestita nello Spazio in Piazza Maggiore: il cuore di Bologna diventa un paradiso dei cinefili. E' proprio in Piazza Maggiore, infatti, che si concluderanno tutte le serate del Cinema Ritrovato, dopo le proiezioni che ci accompagnano per 8 giorni da mattina a sera in 5 sale della città.
Una eccezionale raccolta di materiali originali, strumento per i primi pionieristici esperimenti dei fratelli Lumière si intreccerà alla scenografia di proiezioni che ci porteranno alla scoperta della nascita del cinema. Per l'occasione, la Cineteca di Bologna pubblicherà un cofanetto con i film dei fratelli Lumière restaurati dal laboratorio della Cineteca, L'Immagine Ritrovata.

"Un evento curato dall'Institut Lumière che per la prima volta varca i confini della Francia", racconta il direttore della Cineteca di Bologna Gian Luca Farinelli. "L'avventura della famiglia che ha inventato il Cinematografo: Antoine, pittore e fotografo, i due figli Louis e Auguste così capaci che, ancora adolescenti, prendono le redini dell'industria di famiglia. E' Louis infatti, appena diciassettenne, ad inventare la famosa Etiquette Bleue, una lastra fotografica per l'epoca molto sensibile che consente, per la prima volta, di fissare e riprodurre il movimento. Lo stabilimento dei Lumière è la primaindustria fotografica d'Europa, e nel 1884 conta già più di 250 dipendenti. E' in quegli stessi anni che si scatena una gara a colpi di brevetti ed invenzioni tra Europa e Stati Uniti: la fotografia in movimento è l'oggetto di una ricerca incessante, la cui epopea potremo raccontare anche grazie al contributo delle collezioni del Museo nazionale del Cinema di Torino e della Cinémathéque Royale de Belgique. Sarà Louis ad inventare il Cinématographe: i Lumière sono gli ultimi inventori e allo stesso i primi autori e programmatori del cinema.
Dal 1896 il Cinématographe Lumière restituisce il mondo al mondo. Per la prima volta tutti possono ammirare immagini in movimento di tutti i luoghi del pianeta. E i protagonisti non sono i reali e le grandi personalità, ma gli uomini e le donne, le città, i paesaggi di tutti i paesi del mondo. Ai Lumiére non si deve solo il cinematografo, ma anche una serie straordinaria di invenzioni, tra cui i bellissimi Autochromes (la prima fotografia a colori) e la proiezione in £D. Tutto questo, e molto di più, in una mostra che ci farà ritrovare un luogo dic Bologna a lungo invisibile e le origini dello sguardo moderno sul mondo".

Gian Luca Farinelli illustrerà al pubblico il profilo della XXX edizione del Cinema Ritrovato. Con lui, il critico e storico del cinema Roy Menarini e il suo (ormai di culto) cine-quiz, che metterà in palio, per chi saprà rispondere alle impossibili domande, alcuni accrediti al festival. 
Scorreranno quindi sullo schermo del Cinema Lumière le prime anticipazioni dalla prossima edizione del festival, a cominciare da un assaggio dai nuovi restauri del progetto pluriennale dedicato al restauro dell’opera muta di Buster Keaton. 

Il viaggio del Cinema Ritrovato ci porterà quindi in Giappone (in particolare alla scoperta del suo cinema a colori) e nell'ex Unione Sovietica (con i film del "disgelo", nella seconda metà degli anni cinquanta), mentre l'autore italiano "riscoperto" quest'anno sarà Mario Soldati.
A completare il tutto, in attesa che si delinei il cartellone degli ospiti e la composizione delle 20 sezioni che costituiranno la totalità del festival, una panoramica dei migliori nuovi restauri da tutto il mondo.

Informazioni e dettagli su: www.festival.ilcinemaritrovato.it


venerdì 17 giugno 2016


Il Cinema Ritrovato & Sotto le Stelle del Cinema



Torna il grande cinema in Piazza Maggiore a Bologna. 


Con le anticipazioni di Sotto le stelle del cinema (dal 18 giugno al 15 agosto, più 50 serate di cinema in Piazza Maggiore) e Il Cinema Ritrovato (dal 25 giugno al 2 luglio: 5 sale cinematografiche, Piazza Maggiore e Piazzetta Pasolini): e prende forma un cartellone con i restauri dei film con Marlon Brando e l'omaggio a Dino Risi nel centenario della nascita.

Da Un tram che si chiama desiderio a Il Padrino: l'icona di Marlon Brando. E poi i cento anni di Dino Risi, a partire dal nuovo restauro del suo cult Il sorpasso.
La Cineteca di Bologna è pronta ad alzare il sipario di Piazza Maggiore: più di 50 serate Sotto le stelle del cinema, per una manifestazione dal carattere unico, capace di raccogliere ogni sera d'estate migliaia di persone davanti ai grandi classici della storia del cinema o alle proposte più particolari e interessanti della produzione più recente.
Sotto le stelle del cinema, promosso dalla Cineteca di Bologna nell'ambito di bè bolognaestate, tornerà allora in Piazza Maggiore da sabato 18 giugno per accompagnare il pubblico fino al 15 agosto compreso: sarà un grande restauro come quello di Amarcord di Federico Fellini (e per l'occasione vedremo anche un preziosissimo montaggio, realizzato da Giuseppe Tornatore, con tagli e sequenze inedite, scoperte lo scorso anno proprio durante la realizzazione del restauro) ad aprire il cartellone sabato 18 giugno.

E se le retrospettive dedicate a Marlon Brando e Dino Risi rappresentano l'ossatura di Sotto le stelle del cinema, il festival Il Cinema Ritrovato, che la Cineteca di Bologna promuove per il 30mo anno dal 25 giungo al 2 luglio, ne rappresenta il cuore.
Il cammino verso Il Cinema Ritrovato continua domenica 19 giugno con Io la conoscevo bene di Pietrangeli (introduce Alina Marazzi). Lunedì 20 è la volta di CONCIVES 1116-2016, il nuovo documentario realizzato da Giorgio Diritti per festeggiare il Nono centenario del Comune di Bologna (a seguire incontro col regista).
Martedì 21 giugno, la prima serata speciale dedicata a Dino Risi con il nuovo restauro realizzato dal laboratorio della Cineteca di Bologna. L'immagine Ritrovata, del Sorpasso (ritroveremo poi il maestro della commedia all'italiana in una lunga carrellata agostana).

Giovedì 23 giugno inizieremo a respirare un'atmosfera francese, con il restauro della Carmen di Georges Bizet, trasposta al cinema da Francesco Rosi e interpretato da una leggenda come il basso Ruggero Raimondi, ospite d'eccezione della serata, assieme a Nicolas Seydoux di Gaumont e Frédérique Bredin, presidentessa del Centre national du cinéma et de l'image animée (CNC): quest'anno avrà infatti un prologo italiano, a Bologna , Fete du Cinema che prenderà il via in Francia il 26 giugno.
In concomitanza con l'inaugurazione in prima nazionale della mostra Lumière! L'invenzione del cinemtografo nello Spazio Sottopasso in Piazza Re Enzo, la serata di venerdì 24 giugno sarà tutta dedicata ai fratelli Lumière, con una selezione dei loro film commentati dal vivo da Thierry Fremaux, curatore a sua volta della mostra.

Da sabato 25 giugno, inizia il Cinema Ritrovato, con i suoi 400 film presentati dalla mattina alla sera in 5 sale della città, prima di ritrovare, ogni sera, le quinte di Piazza Maggiore, dove vedremo Tempi moderni di Charlie Chaplin, per festeggiare gli 80 anni del film, accompagnato dal vivo dall'Orchestra del teatro Comunale di Bologna (sabato 25 giugno); un primo assaggio di Marlon Brando con il nuovo restauro - voluto da Martin Scorsese e Steven Spielberg - del suo unico film da regista, One-Eved Jacks, diretto e interpretato da Brando nel 1961 (domenica 26 giugno); il nuovo restauro, realizzato da L'Immagine Ritrovata, di Valmont di Milos Forman (lunedì 27 giugno); ancora serata con il grande cinema muto e l'Orchestra del Teatro Comunale che vedrà confrontarsi il Chaplin del Monello e due nuovi restauri del Progetto Keaton, The High Sign e Cops (mercoledì 29 giugno); il nuovo restauro realizzato dall'Immagine Ritrovata dell'Albero degli zoccoli di Ermanno Olmi; Il buco di Jacques Becker, autore al centro di una delle retrospettive più attese del festival Il Cinema Ritrovato (venerdì 1 luglio); ultima sera del Cinema Ritrovato è invece affidata a Fat City di John Huston (sabato 2 luglio).

E poi tanto cinema del presente, con un'attenzione particolare a una regista, attrice e produttrice come Valeria Golino, protagonista in giuria all'ultimo Festival di Cannes, prima di ritrovare Marlon Brando a cavallo tra luglio e agosto e concludere il cartellone di Sotto le stelle del cinema con Dino Risi.

venerdì 10 giugno 2016


ROSE. Residenza Mahony Collective


Villa delle Rose, dall' 8 giugno al 31 luglio

La conoscenza umana e la concezione del passato sono universali?


Il gruppo di artisti austro-tedeschi Mahony Collective riflette da sempre sulle trasformazioni sia materiali che concettuali di avvenimenti storici e oggetti considerati icone culturali. 
Ghost and the self  si compone di otto installazioni che mettono in risalto la relazione conflittuale tra l'immagine contemporanea delle società europee e il loro passato coloniale rendendo visibile anche quello che è stato dimenticato, rimosso, ghosts appunto.
Attraverso l'utilizzo e la combinazione di media differenti, dalla pittura al video, emergono vecchie leggende, e nuove interpretazioni senza però mai arrivare ad una risposta certa, unica, universale. l'obiettivo del collettivo è anche quello di mettere in correlazione la formazione degli Stati europei con i loro progetti di espansione coloniale e la nascita degli studi antropologici e antropometrici per la definizione scientifica degli standard razziali.
Da qui la visita degli artisti al Museo dell'Antropologia dell'Università di Bologna che ha portato alla creazione di un'opera strettamente connessa al capoluogo emiliano.

(da www.zero.eu)


Residenza per Artisti Sandra Natali - Villa delle Rose


Promuovere e valorizzare la giovane arte internazionale è l'obiettivo di Rose, programma di residenza che l'istituzione Bologna Musei / MAMbo - Museo d'Arte Moderna di Bologna ha avviato per l'anno 2016-2017.
Il progetto, curato da Giulia Pezzoli, coinvolge la Residenza per Artisti Sandra Natali e la sede espositiva di Villa delle Rose nelle quali gli artisti soggiornano e producono nuovi lavori, per arrivare all'allestimento e all'apertura di una mostra monografica. Momenti di preparazione ed elaborazione coinvolgono pubblico specializzato e generico durante l'elaborazione e la realizzazione dei progetti.

Il primo periodo di residenza vede la presenza a Bologna, da inizio maggio 2016, del Mahony Collective, che presenta al pubblico la mostra Ghost and the self, scelto per la capacità di dare forma, attraverso un linguaggio ironico, a un'immagine della società europa contemporanea in cui gli elementi di un passato coloniale e di una storia di dominazione ed espansione culturale riaffiorano, apparentemente edulcorati da un'estetica essenziale e rarefatta, coerente con le tematiche trattate.
L'esposizione, visibile a Villa delle Rose dal 9 giugno al 31 luglio, si svolge nell'ambito di CONCIVES 1116 - 2016 Nono centenario del Comune di Bologna e include otto grandi installazione che, attraverso la combinazione di media differenti, analizzeranno episodi esemplificativi delle contraddizioni che hanno caratterizzato la storia coloniale dell'Occidente, ponendole in relazione con gli aspetti più attuali della cultura contemporanea, ad oggi ancora rintracciabili nei dibattiti politici e nei conflitti sociali del presente.

martedì 7 giugno 2016


Bio Parco 2016 - Biografilm Festival


Parco del Cavaticcio, dal 1 al 21 giugno


Il Bio Parco è la rassegna di eventi fuori sala di Biografilm Festival che anima ogni anni il Parco del Cavaticcio proponendo quotidianamente proiezioni, spettacoli teatrali, incontri e concerti. 

Luogo cult dell'estate bolognese, Bio Parco offre un programma ricco e denso di happening e concerti aperti al pubblico, oltre a uno spazio food e ad attività pomeridiane per bambini e ragazzini.

La rassegna musicale, vero cuore del Bio Parco, offre quasi tre settimane di concerti che raccolgono il meglio delle band indipendenti e alternative italiane. Dal 2014, anno della decima edizione di Biografilm Festival, la selezione musicale è a cura di Locomotiv Club, che in pochi anni si è distinto come contenitore culturale innovativo ed eclettico per la città di Bologna, spaziando dal rock all'elettronica e diventando riferimento per la scena italiana ma anche per le tappe dei più blasonati artisti internazionali.




Il Biografilm Food District è l'area di Bio Parco dedicata alla ristorazione, in cui il cibo diventa uno strumento per la diffusione di quei valori che Biografilm promuove sin dalla sua nascita: la tradizione, la cultura, la qualità, il rispetto per l'ambiente e la convivialità. Tramite un apposito bando, Biografilm Festival seleziona il meglio delle proposte culinarie locali, nazionali e internazionali, disponibili anche in comodi menù.



Biografilm for kids è il programma di laboratori creativi per bambini ospitato ogni pomeriggio al Bio Parco, un progetto didattico che indaga i rapporti interiori del bambino con sè, la relazione con l'altro, l'emotività e le emozioni, i bisogni, il rapporto tra la parola e l'immagine, attraverso l'espressività artistica e la costruzione manuale. La capacità espressiva del bambino è lasciata libera, nell'ottica di un progetto comune, di giocare e scoprire, di provare e osservare, di cercare ed assemblare.


giovedì 2 giugno 2016


Luci Mie Traditrici - Salvatore Sciarrino


Teatro Comunale, 14-17 giugno 2016

Al Teatro Comunale di Bologna va in scena Luci mie traditrici, uno dei lavori teatrali più celebri di Salvatore Sciarrino in una nuova produzione firmata dal regista Jürgen Flimm.



Il repertorio teatrale contemporaneo costituisce uno dei fili conduttori delle stagioni più recenti del  Teatro Comunale di Bologna: dopo Il suono giallo di Solbiati nel 2015 (Premio Abbiati dell'Associazione Nazionale Critici Musicali come migliore novità del 2015), il prossimo 14 giugno debutta Luci mie traditrici di Salvatore Sciarrino – Leone d'Oro 2016 della Biennale di Venezia –  in una nuova produzione internazionale realizzata con la Staatsoper unter den Linden di Berlino (dove andrà in scena a luglio) firmata da Jürgen Flimm, uno dei più importanti registi teatrali tedeschi. 

Sul podio dell'Orchestra della fondazione bolognese un grande esperto del repertorio contemporaneo, e di Sciarrino in particolare, Marco Angius. Nei ruoli vocali Katharina Kammerloher (La Malaspina), Lena Haselmann (L'ospite), Christian Oldenburg (Un servo della casa), Otto Katzameier (Il Malaspina), Lena Haaselmann (Voce da dietro). Scene di Annette Murcheit, costumi di Birgit Wentsch, luci di Sebastian Alphons e drammaturgia di Jens Schroth. 

«Luci mie traditrici – dichiara il sovrintendente Nicola Sani – è una delle più belle opere del nostro tempo. Con le parole di Marco Angius, potremmo definirla "indagini su una tragedia", un teatro musicale intenso e suggestivo, dove la componente drammaturgica s’impone musicalmente all’ascolto prima ancora delle suggestioni sceniche. È un’opera meteorologica nel senso che le voci dei protagonisti si trovano immerse in un ambiente reale e insieme trasfigurato. La musica di Sciarrino trasforma i fenomeni quotidiani minimi in realtà universali. La sua ecologia del suono coglie le implicazioni psicologico-percettive dei cambiamenti d’ambiente, trasformandole in termini compositivi e teatrali. Suoni-sfondo costellano il soundscape di Luci mie traditrici, segnando il passare del tempo e il mutare del clima; un costante pulsare che definisce una sorta di vegetazione sonora abitata da una fauna fantastica. Come in un film di musica, la percezione dello spettatore si sposta con salti d’inquadratura repentini e la tensione viene accresciuta facendo ruotare la musica stessa in senso inverso al procedere degli eventi, con i battiti cardiaci che saltano e si arrestano, il respiro che si fa pesante, le interferenze delle riprese esterne che appaiono a intermittenza accrescendo la suspense. Siamo particolarmente orgogliosi che la nuova produzione di quest'opera straordinaria del compositore italiano oggi più rappresentativo sul piano internazionale, realizzata dal Teatro Comunale in collaborazione con la Staatsoper di Berlino – uno dei più importanti teatri del mondo – con la regia e la direzione d'orchestra di due grandi firme quali Jürgen Flimm e Marco Angius, veda la luce a Bologna prima delle successive riprese sul celebre palcoscenico della capitale tedesca». 



Opera del 1996, Luci mie traditrici è fra i lavori più eseguiti del compositore siciliano, divenendone simbolo privilegiato della poetica drammaturgica. «Luci mie traditrici – sostiene Salvatore Sciarrino – voleva essere la vera e propria affermazione di una riforma del teatro, perché l’uso delle voci, l’invenzione e la maturazione dello stile vocale permettono di nuovo di fare teatro, non solo di cantare genericamente sulla scena, cosa che non mi ha mai interessato. Il mio è un teatro “dopo” il cinema, a partire dal modo in cui sono tagliate le scene, che procedono per blocchi secchi che “sottraggono” e fanno capire quello che avviene». «Luci mie traditrici – specifica il compositore – è un’opera nel pieno senso del termine. Essa non torna indietro, a modelli preesistenti, né si sporca di retorica a buon prezzo. La sua forza risiede nell’espressione del canto, nella creazione di uno stile vocale. Uno stile di nuovo inventato».

Scrivendo su questo lavoro di Sciarrino, il musicologo Gianfranco Vinay afferma «opera, dunque, ma non nel senso della tradizione settecentesca e ottocentesca. Piuttosto in quello delle diverse “favole”, “rappresentazioni”, “musiche sopra...”, “tragedie in musica” dell’inizio del melodramma, senza alcuna intenzione, però, di rifarsi a esse come a modelli. Il rapporto di Sciarrino con la tradizione non è mai retrospettivo, ma progressivo. Tradizione come sfida alla creatività, come sprone ad un rinnovamento costante, a calarsi nei panni dei Peri e dei Caccini che “oggi” si proponessero di reinventare il melodramma a partire dal suo fondamento primo: l’intonazione musicale del testo poetico-drammatico». 

La prima rappresentazione di Luci mie traditrici del 14 giugno sarà trasmessa in diretta radiofonica su Rai Radio 3. Il 9 giugno (ore 18, Foyer Respighi) il compositore e il sovrintendete Nicola Sani presenteranno l'opera al pubblico.

(da www.comunalebologna.it)

venerdì 27 maggio 2016


Biografilm Festival 2016 



Dal 10 al 20 giugno 2016 torna a Bologna il grande cinema biografico con Biografilm Festival.

Il primo evento internazionale interamente dedicato ai racconti di vita, che anche quest’anno propone un programma ricco di grandi anteprime cinematografiche, tra opere di grandi maestri e film ancora tutti da scoprire.

Il Programma


Miles Ahead
Su 10 film del CONCORSO INTERNAZIONALE, tre saranno presentati in anteprima mondiale: il malesiano Hoka Hey, l’italiano Il fiume ha sempre ragione di Silvio Soldini e un terzo film che per motivi di sicurezza sarà annunciato solo a ridosso dell’inizio del Festival. Competeranno con opere che hanno già saputo sorprendere il pubblico di importanti festival internazionali, come Olmo and the Seagull, Sonita e Princess Shaw. Anche in BIOGRAFILM ITALIA anteprime attesissime come Ninna nanna in prigione, Il filo dell’acqua e Goodbye Darling, I’m Off to Fight (film tutto italiano che è già stato capace di entusiasmare il pubblico americano all’anteprima mondiale al festival di Newport Beach).


The Music od Strangers
Come ogni anno, Biografilm punta a gettare uno sguardo a 360° sul mondo per raccontare la realtà contemporanea in tutte le sue sfumature. E lo fa attraverso la sezione CONTEMPORARY LIVES, che presenterà tra gli altri gli attesissimi doc Porno e Libertà, Holy Hell e A strange Love Affair with Ego e tramite le sezioni tematiche THE BRAND NEW WORLD – internet e il moderno mondo digitale raccontato dai grandi maestri del cinema, come Werner Herzog con il suo Lo and Behold, Reveries of the Connected World o Alex Gibney con il tesissimo Zero Days – e NO BORDERS, sul tema dei confini geografici e del loro superamento, che presenterà tra gli altri l’imperdibile Les Sauteurs, un vero e proprio gioiello presentato in anteprima mondiale a Berlino e descritto da Joshua Oppenheimer come “un capolavoro di empatia e di immaginazione morale”.


The Space in Between

Non mancheranno gli appuntamenti con il mondo dell’arte e della musica: tra gli altri, spiccano le anteprime di The Music of Strangers: Yo-Yo Ma and the Silk Road Ensemble del premio Oscar Morgan Neville, del biopic su Miles Davis Miles Ahead, del documentario su Enrico Rava, Enrico Rava. Note Necessarie, del nuovo film con protagonista Marina Abramovic, The Space In Between: Marina Abramovic and Brazil e il focus speciale di buon compleanno dedicato a Christo, con una selezione di documentari firmati dai fratelli Maysles.

Porno e Libertà
Ma Biografilm non è solo documentario: molto nutrita è anche la selezione di opere di fiction, da Ma Ma con Penelope Cruz a Trois Souvenirs de ma Jeunesse, pluripremiato ai César, da Elvis & Nixon con Kevin Spacey a Maggie’s Plan con Ethan Hawke e Julianne Moore, passando per il sorprendente The Student, che sarà presentato in anteprima mondiale a Cannes e subito dopo a Biografilm.


Les Sauteurs
Si segnala infine l’omaggio che Biografilm dedicherà ad Ambulante, uno dei festival di documentario più importanti del mondo, con sede in Messico. A Bologna sarà programmata una selezione di film provenienti da questo amatissimo festival itinerante e saranno presenti come ospiti d’eccezione la direttrice di Ambulante Elena Fortes e il co-fondatore Gael Garcia Bernal, regista e attore noto anche per i suoi ruoli in No – I giorni dell’Arcobaleno, La mala educación e I diari della motocicletta.

venerdì 20 maggio 2016


Mostra Barbie - The Icon

Il suo vero nome è Barbara Millicent Roberts, ma per tutti è solo Barbie. 


Palazzo Albergati, dal 18 maggio al 2 ottobre 2016

Definirla una bambola è riduttivo. Dopo Milano e Roma, dove la mostra ha riscosso e sta riscuotendo grande successo, il 18 maggio Barbie. The Icon inaugura a Palazzo Albergati di Bologna, dove sarà visitabile fino al 2 ottobre 2016.

Prodotta da Arthemisia Group e 24ORE Cultura – Gruppo 24 ORE, con il patrocinio del Comune di Bologna e in collaborazione con Mattel, la mostra è curata da Massimiliano Capella, e nella sua tappa bolognese si è arricchita di nuovi prestiti, da alcuni pregiati modelli Vintage degli anni sessanta alle fashion Silkstone Barbie Dolls alle quali è dedicata un’inedita sezione.

Barbie. The Icon racconta l’incredibile vita di questa bambola che si è fatta interprete delle
trasformazioni estetiche e culturali della società lungo oltre mezzo secolo di storia ma, a differenza di altri miti della contemporaneità che sono rimasti stritolati dal passare del tempo, ha avuto il privilegio di resistere allo scorrere degli anni e attraversare epoche e terre lontane, rappresentando oltre 50 diverse nazionalità, e rafforzando così la sua identità di specchio dell’immaginario globale.

Dal giorno in cui ha debuttato al New York International Toy Fair, esattamente il 9 marzo 1959, Barbie ha intrapreso mille diverse professioni. È andata sulla luna, è diventata ambasciatrice Unicef e ha indossato un miliardo di abiti per 980 milioni di metri di stoffa. Soprattutto Barbie è cambiata con lo scorrere del tempo, non solo delle mode o della moda, e si è trasformata per essere sempre al passo con il mondo. Ed è diventata una vera e propria icona.

Il percorso espositivo è studiato per offrire diversi livelli di lettura: alle informazioni di approfondimento storico e culturale per il pubblico adulto, si affiancano postazioni pensate per i bambini che, attraverso una serie di attività coinvolgenti, potranno approfondire la storia di Barbie.

giovedì 19 maggio 2016

Smell Festival 2016

La settima edizione di Smell Festival si svolge a Bologna dal 18 al 22 maggio 2016.


Bologna - dal 18 al 22 maggio 2016

Il tema scelto per quest’anno è “Magiae Naturalis“. Il titolo si rifà all’omonimo libro di Giovanni Battista Della Porta, l’umanista, scienziato, alchimista napoletano che contribuì a diffondere le tecniche di distillazione e dell’arte profumiera nel tardo rinascimento.

Il contemporaneo Giovanni Demisiani scrisse della sua opera: “Apelle imitò il colore dei fiori, ma il cespuglio verde da lui dipinto non emana odore. Giovanni Battista dipinge invece con i profumi: plasmando con la sua nobile opera ciò che sfugge all’arte.”

Partendo da questa ispirazione, la nuova edizione della rassegna intende dipingere insieme agli ospiti e al pubblico un quadro odoroso intriso di amore per la natura, curiosità scientifica e sensibilità poetica.


Il Festival


Smell Festival dell’Olfatto è la rassegna internazionale dedicata alla cultura dell’olfatto e all’arte del profumo che, dal 2010, si svolge ogni anno a Bologna alla fine di maggio offrendo al pubblico l’opportunità di esplorare l’universo degli odori, scoprire prodotti di alta profumeria e accrescere le proprie capacità sensoriali.

Teatro della rassegna è la città di Bologna, associata al sapere per la presenza dell’antica Università, e al piacere grazie a una vivace vita notturna e alla solida tradizione gastronomica. Il Festival unisce queste due anime aprendo un dialogo con il patrimonio artistico e culturale della città in stretta collaborazione con Istituzione Bologna Musei.

Al Museo della Musica propone incontri con creatori di fragranze ed esperti provenienti da tutto il mondo. In collaborazione con il Corso di Specializzazione in Moda dell’Università di Bologna, organizza seminari dedicati alla creatività e alla ricerca nel settore del profumo. Insieme al MAMbo – Museo d’Arte Moderna, traccia connessioni tra arte visiva e arte olfattiva.
La crescente adesione al format da parte di pubblico e aziende, conferma il successo della sua formula: un’elegante fusione di arte, cultura ed esperienze di prodotto.


Smell Festival è promosso da Orablu associazione culturale, in collaborazione con Regione Emilia Romagna, Istituzione Bologna Musei e un ventaglio di partner e sponsor.

martedì 17 maggio 2016


Street Art - Banksy & CO.

 
Palazzo Pepoli, dal 18/03/2016 al 26/06/2016

 

La Mostra

  

Sul finire degli anni Sessanta nuove pratiche artistiche urbane sono apparse in diverse città del mondo occidentale che, eredi delle Avanguardie storiche, hanno lentamente ridefinito la nozione di arte pubblica. 


Nasce così la street art, che discende direttamente dalla pop art e dal graffitismo, ponendosi in un panorama a cavallo tra comunità sociale e mondo dell’arte, utilizzando la strada come luogo di ribalta e vettore comunicativo.

A decenni dalla comparsa, il fenomeno socio-culturale del graffitismo urbano ha guadagnato una rilevanza unica nel panorama della creatività contemporanea e ha portato la città di Bologna, dagli anni ottanta a oggi, ad affermarsi come punto di riferimento a livello europeo: molti artisti – da Blu, a Cuoghi Corsello – hanno scelto proprio la città Felsina per lasciare il loro segno sui muri. Dal 18 marzo 2016 questa forma d’arte è raccontata nella sua evoluzione, interezza e spettacolarità nelle sale di Palazzo Pepoli – Museo della Storia di Bologna con una grande mostra intitolata Street Art – Banksy & Co. L’arte allo stato urbano.

La mostra, prodotta e organizzata da Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna, Genus Bononiae. Musei nella città e Arthemisia Group, curata da Luca Ciancabilla, Christian Omodeo e Sean Corcoran (curatore del Museo della Città di New York), intende spiegare il valore culturale e l’interesse artistico della street art.

Il progetto nasce dalla volontà del Professor Fabio Roversi-Monaco, Presidente di Genus Bononiae, e di un gruppo di esperti nel campo della street art, con l’obiettivo di recuperare e conservare i murales per salvarli dalla demolizione e preservarli dall’ingiuria del tempo.

Il progetto nasce dalla volontà del Professor Fabio Roversi-Monaco, Presidente di Genus Bononiae, e di un gruppo di esperti nel campo della street art, con l’obiettivo di recuperare e conservare i murales per salvarli dalla demolizione e preservarli dall’ingiuria del tempo.
(da www.mostrastreetart.it)


L'arte allo stato urbano

 

 


In cinquant’anni, writing, street art e molte espressioni artistiche affini hanno profondamente cambiato il modo di relazionarsi allo spazio urbano, grazie anche alla disponibilità di nuovi materiali industriali, come le bombolette aerosol e i pennarelli negli anni ’70 e ’80 e, di nuove tecnologie digitali, come il web e i computer a basso costo a partire dalla fine degli anni ’90.


La mostra Street Art – Banksy & Co. è un modo originale e unico per scoprire la storia dell’arte di strada nella New York degli anni ’70 e ’80, per capire che le città vivono e comunicano anche attraverso un sovrapporsi non regolato di parole e per apprezzare una selezione di opere che offrono un ampio campionario della street art degli anni 2000.

Le oltre 250 opere e i documenti, riuniti negli spazi espositivi di Palazzo Pepoli, raccontano una tappa importante della storia di Bologna e invitano i visitatori a scoprire un nuovo modo di guardare e di relazionarsi allo spazio urbano. L’evento porterà inoltre per la prima volta in Italia la collezione donata nel 1994 dal pittore statunitense Martin Wong al Museo della Città di New York.

Ma la mostra pone anche altri interrogativi: quali tracce di queste culture stiamo trasmettendo al futuro? Quali modalità e quali approcci sono da prediligere per salvaguardare questo fenomeno? Che ruolo avrà il museo in questa prospettiva? Emerge evidente l’esigenza di una ridefinizione delle politiche culturali nello spazio urbano, perché queste esperienze artistiche – oggi più di ieri – influenzano il mondo della grafica, il gusto delle persone, l’Arte intera di questo secolo.
(da: www.genusbononiae.it)